Via il pannolino

Insieme alla Dott. Morena Drago, pedagogista e amministratrice della pagina FB Educatrici Montessori e non solo, sul blog di Togenther (seguici su Facebook) ci occupiamo di un tema delicato, che merita il giusto approfondimento: il passaggio dal pannolino alla mutandina

Mi scappa la pipì papà…Non ne posso proprio più io la faccio qui!

Tappa obbligatoria nella storia di ogni bambino e di ogni famiglia, l’educazione al vasino viene spesso presa sottogamba, minimizzandone erroneamente l’impatto negativo che può avere nella vita del piccolo di casa.

Pensiamo a quanto un genitore si informa, ad esempio, sull’introduzione di cibi solidi nell’alimentazione del proprio figlio, anche lo svezzamento dal pannolino necessita di una serie di accortezze pratiche ed emotive.

Personalmente non mi piace utilizzare il termine “spannolinamento” perché implica che sia l’adulto a compiere l’azione di togliere il pannolino e il bambino il soggetto passivo che subisce la decisione dell’adulto. Invece, al contrario di quanto si possa comunemente pensare, il bambino è il vero protagonista! L’approccio centrato sul bambino, consigliato da pediatri e psicologi, che ha iniziato a prendere piede in concomitanza con l’arrivo dei pannolini usa e getta, implica che sia il bambino a decidere quando togliere il pannolino e recarsi in bagno, fare la pipì nel vasino o nel water è una decisione, una vera scelta che il piccolo prende autonomamente e in modo cosciente. Spesso il pediatra consiglia alla famiglia di affrontare questo passaggio intorno ai 18-24 mesi, potenzialmente in concomitanza del periodo primavera-estate. Tale passaggio può essere facilitato dall’utilizzo di Pannolini Lavabili che, essendo più traspiranti dei tradizionali usa e getta, trasmettono maggiormente al bambino la sensazione di pelle umida. Alcune famiglie invece preferiscono aspettare l’estate antecedente l’inizio della scuola dell’infanzia, magari durante la settimana di ferie che hanno i genitori, correndo il grosso rischio di trascorrere giorni frenetici (lava! stendi! rilava!), poco rilassanti e non raggiungere l’obiettivo che si erano preposte. Nei primi due anni di vita il cervello del bambino ha una conformazione tale per cui è la parte del sistema limbico, quella più pulsionale ed emotiva, ad essere maggiormente sviluppata, la parte della corteccia, matura in un secondo momento. Il controllo della muscolatura dello sfintere avviene attraverso una maturazione neurologica, che il bambino deve raggiungere. Il neuropsicologo Allan Schore afferma che fino ai 18 mesi circa non vi sia una connessione matura tra cervello, sistema nervoso autonomo e muscoli dello sfintere, che è quella che consente al bambino di prendere coscienza delle sue sensazioni corporali e controllare volontariamente l’evacuazione. Non dimentichiamo poi che il bambino nel momento in cui avverte lo stimolo deve fare la scelta di interrompere il gioco, organizzare la sequenza di azioni che gli consentono di portare a termine l’obiettivo (fare pipì/cacca nel vasino/wc) in quel preciso momento.

Dopo essere venuti a conoscenza di queste preziose informazioni, ci si rende facilmente conto di come il passaggio dal pannolino alla mutandina non è un addestramento e neanche un insegnamento, pertanto non può e non dovrebbe essere accompagnato da premi e punizioni, vediamo perché. Fare pipì e cacca sono bisogni fisiologici che, come abbiamo appena visto, rispondono a una motivazione interna. Promettere un premio significa che il bambino deve rispondere alla richiesta del genitore (fai pipì/cacca nel vasino/wc) per compiacerlo. Imitare mamma, papà, fratelli più grandi, amici che hanno già acquisito questa competenza è la vera grande motivazione che spinge il bambino ad essere indipendente dal pannolino. Inoltre promettere premi è sempre controproducente, in ogni ambito della vita del bambino, perché non gli consente di concentrarsi sulla vera motivazione interiore che li spinge a fare quella determinata cosa, ma sul fare le cose per compiacere gli altri.

Più intensa è la comunicazione che si ha con il proprio figlio, più vi è empatia fra loro, più rapido sarà il processo. Il genitore deve mettersi in una posizione di totale ASCOLTO del proprio figlio.

Nella pratica si osserva che alcuni bambini decidano di togliersi il pannolino e si mostrano evidentemente infastiditi e contrariati quando il genitore glielo ripropone, in questi casi si può cogliere l’attimo e cavalcare l’onda! Allo stesso tempo però si rischierebbe di attendere tanto tempo prima che sia il bambino a scegliere di non indossare più il pannolino, in quanto egli davvero non conosce e non immagina quali vantaggi si celano dietro questo importante passaggio. Se riflettiamo bene, è il genitore la persona qualificata e consapevole, che decide quando passare dall’alimentazione liquida a quella solida, a che ora andare a letto, quando iniziare la scuola…

Ma come valutare il grado di prontezza del bambino?

Come dicevamo prima, attraverso l’osservazione e l’ascolto attivo del proprio figlio possiamo captare alcuni segnali:

  • durante il giorno passa due o tre ore senza bagnare il pannolino;
  • è in grado di svolgere alcune azione autonomamente quali ad es. abbassare i pantaloni, togliere da solo il pannolino, rivestirsi;
  • è in grado di riconoscersi come “io”;
  • comunica verbalmente di avere il pannolino bagnato/sporco;
  • interrompe il gioco mentre fa pipì/cacca;
  • esegue piccole istruzioni su richiesta dell’adulto;
  • desidera portare a termine le cose da solo, senza le interferenze e l’aiuto dell’adulto.

Quando intraprendere questo percorso?

Anche se nostro figlio non mostra questi segnali, dobbiamo comunque comprendere che togliere il pannolino significa rendere l’utilizzo del vasino/wc un gesto naturale e quotidiano, da inserire nella routine giornaliera, quindi ogni momento dell’anno è buono per lanciarsi in questo processo, non sono mai state fornite dimostrazioni scientifiche correlate ad un inizio precoce. Alcuni genitori scelgono di praticare l’Elimination Comunication (EC), ovvero l’educazione al vasino precoce assistita, fin dalle prime ore di vita del bambino, quale sistema graduale e rispettoso per il controllo sfinterico. Si tratta di un approccio fondato sulla comunicazione empatica tra figlio e genitore, il quale leggendo il linguaggio del corpo del piccolo lo porterà più spesso sul vasino anziché cambiare i pannolini (per maggiori informazioni).

Quanto tempo ci vuole per togliere definitivamente il pannolino?

Bisogna essere consapevoli che possono passare dai tre ai dodici mesi prima di dire definitivamente addio ad incidenti di percorso, considerando che il 98% dei bambini raggiunge l’indipendenza all’età di quattro anni.

Detto questo, credo che ad ognuno di noi sia venuto in mente il racconto di qualche mamma “mia figlia è stata bravissima, in tre giorni abbiamo fatto tutto, niente più incidenti!!“. Si è vero ci sono anche queste situazioni, ma riflettiamo che si tratta di casi in cui sicuramente i segnali del bambino erano già espliciti da tempo.

Seguire queste indicazioni e unitamente non mettere pressioni e fretta al bambino, non fare paragoni con altri bambini, non mandargli messaggi di ammonimento, sarà la strategia vincente per affrontare il passaggio dal pannolino alla mutandina in modo sereno per tutta la famiglia!

Per approfondimenti il riferimento bibliografico è: Via il pannolino!, Elena Dal Prà, Il Leone Verde

 

Autrice: Dott. Morena Drago,

Pedagogista, Educatrice montessoriana 0-3 anni

2 thoughts on “Via il pannolino

  • Buongiorno, vorrei un vostro consiglio. La mia prima bimba ha 4 anni e a tutt’oggi ha problemi con la cacca.
    Ho sempre usato i lavabili, non abbiamo mai avuto problemi da piccola, ho aspettato che lei fosse pronta a togliere il pannolino e quando ha compiuto 2 anni e mezzo ha iniziato a togliersi completamente pannolino e da sola fare pipi nel vasino. Ma da allora ha iniziato ad essere stitica. Faceva cacca solo in piedi col pannolino addosso e io l’assecondavo. Fin quando il pannolino non lo ha più voluto ma fare la cacca è diventato un incubo!
    La trattiene, tuttora, fino anche a 5 gg. Le ho provate TUTTE (libri, giochi, orari definiti per fare cacca, lasciarla indipendente, alimentazione ricca di acqua e fibre, e purtroppo anche microclismi e macrogol per necessità…) siamo punto e a capo. Capitano periodi in cui la fa ogni 2 giorni e periodi che la trattiene all’infinito. Ho capito proprio che appena sente lo stimolo lei trattiene! Se inizialmentee facevo notare (senza volerlo ovviamente) il mio enorme fastidio (perché le sue mutandine comunque sono spesso sporche) da un anno ormai non le faccio più notare nulla, sono indifferente, la lascio fare, aspetto i suoi tempi. Ma quando passano 5 giorni senza fare cacca purtroppo devo pur intervenire.
    Che cos’altro posso fare fare?
    L’unica cosa che ho pensato è rivolgermi ad uno psicoterapeuta infantile.
    Aiutatemi!

  • Gentile Chiara, grazie per aver raccontato un pezzetto della vostra quotidianità. Questa difficoltà non è così inusuale bei bambini. Non credo sia un problema da asserire al percorso dal pannolino alla mutandina, in quanto sembra che la bambina riconosca perfettamente quando ha lo stimolo ma sceglie di trattenere la cacca.
    Forse potrebbe esserci una difficoltà da parte della bimba con le emozioni, con il lasciar andare e lasciarsi andare.
    Come da Lei anticipato, un confronto con una collega psicoterapeuta ci potrebbe aiutare a capire di più.
    Se avrà modo ci dia un feedback, aiuterà senz’altro altre famiglie con la stessa difficoltà.

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